Con l'espressione "valutazione delle capacità genitoriali" si intendono cose diverse in relazione allo scopo e il campo di applicazione. Dobbiamo distinguere innanzi tutto due campi: la valutazione delle capacità genitoriali richiesta dalle Autorità Giudiziarie ad un servizio a titolo di collaborazione istituzionale e la consulenza tecnica o perizia, affidata di regola ad un singolo professionista.
Mentre nello svolgimento di una perizia può essere richiesta una valutazione completa della personalità dei genitori, nella valutazione delle capacità genitoriali chiesta a titolo di collaborazione istituzionale la valutazione non concerne gli adulti in quanto tali, ma solo nelle loro relazioni con i figli.
Quindi mentre nel caso delle perizie il fine è l'acquisizione della conoscenza dello status psichico degli adulti (con saggi noti: WAIS, Rocharch o Minnesota), la valutazione delle capacità genitoriali svolta da un servizio è focalizzata specificatamente sull’area della genitorialità, ovvero sulle interferenze della personalità dell'adulto nel rapporto con i figli. La focalizzazione sulla propensione del genitore alla relazione col minore comporta la competenza dei servizi o specialisti dell'età evolutiva sulla base dell'assunto centrale che "non esiste un bambino da solo, ma sempre un bambino col genitore".
E' opportuno definire il termine "genitore", per eliminare un possibile equivoco: nonostante l'etimologia, "genitore" significa qualcosa di molto più impegnativo del solo generare un figlio: genitore è colui che con la propria dedizione consente lo sviluppo (armonico) del bambino. La relazione tra genitori e figli è una relazione fortemente asimmetrica: l'adulto ha una sua personalità già strutturata, mentre quella del minore è ancora in formazione e quindi più a rischio; non a caso, la legge riconosce come preminente l'interesse del minore. Sono quindi in grave errore gli operatori dei servizi per adulti quando, per tutelare la stabilità del genitore loro assistito, mettono in secondo piano le esigenze del figlio minore.
I metodi più moderni per valutare la genitorialità si basano su quattro livelli: di base, relazionali, psichiche, possibilità di cambiamento.
Primo livello. Funzioni “di base”. E' quello delle funzioni genitoriali "sociali", ovvero le funzioni mediante le quali, in ogni società umana, anche la più primitiva, i genitori allevano i propri figli:
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La predisposizione di un abitazione;
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L'assicurare il nutrimento;
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L'accudimento;
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La protezione dai pericoli.
Queste capacità genitoriali di primo livello sono indispensabili per la collocazione del minore presso il genitore. Ognuno dei genitori deve contribuire, secondo le sue possibilità ed attitudini a queste funzioni genitoriali di base. Gli elementi per una valutazione delle funzioni genitoriali di base, in quanto legate ad elementi di realtà osservabili, possono di regola essere acquisiti tramite colloqui e visite domiciliari dell'assistente sociale.
Secondo livello. Le funzioni “relazionali”. Un livello intermedio di funzioni genitoriali riguarda le capacità genitoriali concernenti gli aspetti più facilmente evidenziabili della relazione genitore-figlio.
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Presenza. Per svolgere funzioni genitoriali, innanzitutto il genitore deve esserci! E per un tempo non irrisorio. Ovviamente in una coppia equilibrata potranno esserci parziali compensazioni per una suddivisione delle attività domestiche e lavorative. A partire dal secondo semestre di vita, sono deleterie le separazioni (intese come periodi in cui il bambino non ha una frequenza quotidiana del genitore) specie se ripetute o dettate da problematiche della coppia. Va valutato anche il quantitativo di tempo (quotidiano o settimanale) in cui il genitore è fisicamente presente col bambino.
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Condivisione. La presenza fisica non ha significato senza la disponibilità del genitore alla relazione col minore, quindi va valutata non solo la presenza fisica, ma anche quanto del tempo in cui il genitore è presente lo dedica al figlio. Esplorare quindi le attività di gioco o d'altro, condivise tra genitore e figli, e se scelte dall’adulto o dal minore.
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Affettività. Un elemento spesso sopravvalutato, ma comunque importante, è il livello di affettività (coccole, carezze, ecc.) del genitore nella relazione col figlio, oppure la presenza di un atteggiamento distanziante e freddo del genitore.
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Educazione. L'adattamento del bambino alla società è un processo graduale che in gran parte dipende dalle funzioni educative dei genitori. Occorre valutare quanto i genitori percepiscono le regole sociali, come cercano di trasmetterle ai figli, quanto riescono a modularle (in senso ne autoritario ne permissivo), quanto le richieste sono commisurate all'età del minore, quanto sono coerenti o contraddittori nelle richieste e infine se il modello di comportamento che offrono sia coerente o meno.
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Socialità familiare. Osservare se i genitori gestiscono i figli insieme oppure costantemente uno delega all'altro, se partecipano alle loro attività extrascolastiche, se sono in relazione con altre famiglie per favorire la socializzazione dei figli; se la coppia genitoriale è autonoma o consente notevoli interferenze dei nonni.
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Rispetto intergenerazionale. Considerato che il bambino "ingloba" nel suo mondo affettivo i genitori, anche forme eccessive di conflittualità tra questi vengono vissute traumaticamente dal bambino come pericoli. Per questo, genitori che, in conflitto tra loro, coinvolgono i figli, o li espongono alle minacce o alle violenze verbali o fisiche, sono da considerarsi palesemente inadeguati. Inoltre, il genitore deve mantenere il figlio al di fuori delle proprie vicende sentimentali o da nuovi partner, che vanno introdotti con molta accortezza e rispetto per il mondo relazionale del figlio.
Terzo livello. Le funzioni “psichiche”. La valutazione del livello delle funzioni genitoriali più elevate implica competenze psicologiche in quando concerne la capacità del genitore di "sintonizzarsi" sui bisogni del bambino, ricavabile solo in parte da elementi oggettivabili.
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Consapevolezza del ruolo. Il genitore maturo è consapevole del suo ruolo, per cui si pone nella relazione col figlio come elemento adulto, più maturo, più forte e più saggio. La relazione tra genitori e figli non può essere una relazione tra pari, in quanto i figli hanno bisogno di figure rassicuranti che li proteggano da un mondo esterno ancora sconosciuto e da un mondo interno di emozioni, non sempre piacevoli. Occorre quindi una stabilità d'umore ed una maturità complessiva dell'adulto che non può porsi come "amico" o "coetaneo" dei figli, né può inconsapevolmente indurre un'inversione di ruoli, dove è il minore a doversi preoccuparsi del genitore.
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Comprensione empatica. Occorre osservare se il genitore è capace di empatia verso il figlio, se lo ascolta, se riesce a mettersi nei suoi panni e comprenderne emozioni, bisogni, disagi, richieste di affetto o di aiuto, se riesce a contenere il figlio quando questi è arrabbiato o angosciato. Infine se il genitore riconosce il figlio come distinto da sé (con proprie emozioni e idee) e quanto sia capace di riconoscere i suoi vissuti senza sovrapporre i propri.
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Promozione dello sviluppo. Controllare se i genitori trasmettono valori positivi, se aiutano i figli nello svolgimento dei compiti, se permettono ai figli di avere uno spazio proprio in casa, se favoriscono loro iniziative. Verificare che non siano presenti atteggiamenti di svalutazione o di rifiuto.
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Gestione dei contrasti. Valutare se il genitore lascia che il figlio possa esprimere proprie opinioni o sentimenti, se impone il proprio punto di vista, se tende a parlare al posto del figlio, se è capace di mediare, se tende a lasciar correre, se si irrigidisce o - peggio - non controlla la propria rabbia.
Quarto livello. La possibilità di cambiamento. La valutazione delle competenze genitoriali, qualora deficitarie, non è completa senza la verifica delle possibilità di cambiamento. La valutazione delle competenze genitoriali, qualora deficitarie, non è completa senza la verifica delle possibilità di cambiamento. La stessa indagine valutativa, se opportunamente condotta, può costituire per i genitori un momento di consapevolezza e, se non è frettolosa, può consentire di cogliere eventuali segnali di cambiamento. Occorre, quindi, valutare se i genitori riconoscono i problemi emersi, se accettano interventi di sostegno e se sono in grado di modificare i loro atteggiamenti.
Nota di redazione. Tra i molti manuali disponibili per la valutazione della genitorialità, segnalo il “MANUALE DI VALUTAZIONE DELLE CAPACITA’ GENITORIALI APS-I: Assessment of Parental Skills-Interwiew” di Camerini G.B., Volpini L., Lopez G., Editore Maggioli, edito nel 2011. Composto di una serie di domande, il Protocollo APS-I è uno strumento d’indagine applicabile ai genitori di figli con età compresa tra i 4 e i 14 anni, per valutare i comportamenti specifici che definiscono le funzioni di base legate all’esercizio concreto della genitorialità. Lo schema d’intervista, che prevede specifici punteggi per i vari tipi di risposte, serve a indirizzare chi effettua la valutazione verso le aree maggiormente significative emerse nel corso del colloquio, rivelandosi particolarmente utile nelle situazioni: di pregiudizio rispetto alla salute psicofisica del minore e di rischio di abuso/trascuratezza; di abbandono e di decisioni in merito alla perdita della potestà e alla messa in adozione; di separazione dei genitori e di valutazione dei criteri inerenti l’affidamento e la custodia dei figli.